Menandro e la commedia nuova
Si sviluppa nel pieno della crisi ad Atene (dal 404 al 330 ca.). I suoi maggiori esponenti furono Filemone, Difilo e soprattutto Menandro.
La commedia nuova è caratterizzata dalla presenza di personaggi maschera fissi. Questi personaggi possono essere proprio come nella commedia plautina il vecchio, il servo astuto, il lenone, l’orco, l’amatore e molti altri.
Queste maschere, che come personaggi sono già noti al pubblico, sono inquadrati sin dai prologhi delle commedie (nei quali ovviamente si insiste sui termini tipologici: senex, adulescens, ecc.).
Proprio la presenza di questi tipi umani fornisce la fortissima prevedibilità degli intrecci. Questa prevedibilità è comunque ricercata dagli autori, infatti spesso venivano utilizzati prologhi espositivi, che con lo svilupparsi della commedia nuova diventarono essenziali allo sviluppo della trama.
Tutti gli intrecci della commedia nuova possono essere ridotti alla lotta fra due antagonisti che si scontrano per una donna o per denaro. La lotta si conclude con la vittoria di una parte e il danneggiamento dell’altra.
Fenomeno frequentissimo è che lo sconfitto trovi in se stesso il motivo della disfatta( la vecchiaia o altri difetti fisici ).
Un’altra caratteristica della commedia nuova è la presenza della fortuna.
La fortuna (tyche) è una forza onnipresente e nella commedia nuova possiede un valore stabilizzante. Essa può essere o a favore o a sfavore del protagonista; spesso infatti la maschera centrale necessita di un antagonista alla sua altezza per non dare l’impressione di manovrare un “teatrino meccanico”.
Plauto attuò una ristrutturazione metrica e cancellò la strutturazione in atti.
Inoltre trasformò completamente il sistema onomastico; nella commedia nuova infatti i nomi dei personaggi appartenevano a persone note sulla scena attica, quelli di Plauto invece appartenevano a persone inesistenti.
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Menandro, commediografo greco, fu il maggiore esponente della commedia nuova.
Egli fu autore di circa cento testi teatrali.
Menandro non riscosse molto successo in vita ma le sue opere riscossero grandi riconoscimenti dopo la sua morte.
Le sue opere furono poi riprese dagli autori latini Plauto e Terenzio, che li reinterpretarono eli rivisitarono.
All’inizio del xx secolo fu ritrovato il "MENANDREO", codice grazie al quale oggi siamo in possesso di lunghi frammenti di commedie come : L’ARBITRATO, LA RAGAZZA TOSATA E LA SAMIA. Nel 1957 furono ritrovati i testi quasi completi del MISANTROPO, dello SCUDO e della SAMIA.
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