La metrica nella commedia palliata
La vittoria militare di Roma sui Cartaginesi(I guerra punica )e la conseguente creazione nel giro di pochi anni delle province di Sicilia, Sardegna e Corsica pose con urgenza alla classe politica romana il problema del rapporto colla civiltà greca.
Tale problema, pur essendo di natura essenzialmente politica, assume rilevanti contorni sociali. Bisogna fare in modo che le masse dei soldati, che per anni sono vissuti a contatto e sotto l’influenza della civiltà greca, armonizzino quest’ultima colla tradizione patria del mos maiorum.
E’ un problema che riguarda le masse e se ne tenta una soluzione soddisfacente con mezzi atti ad agire soprattutto sulle masse. L’istituzione di spettacoli pubblici di tipo greco mira appunto a ciò.
Il teatro romano si sviluppa quindi attraverso il teatro di Livio Andronico, il campano Nevio e l’umbro Plauto, sotto l’egida dell’influsso culturale greco, anche se soprattutto la produzione comica tende a cercare una propria strada, orientandosi verso situazioni, caratteri ed ambienti italici ,con un senso del comico piuttosto grossolano ,incline alla caricatura e alla beffa.
Così, inevitabilmente, la FABULA COMICA, ovvero la COMMEDIA PALLIATA ,è inizialmente influenzata metricamente dai canoni del teatro greco della commedia nuova ,il cui fulcro ritmico era costituito dal trimetro giambico e dal tetrametro trocaico catalettico.
Le parti dialogiche della tragedia e della commedia sono scritte in metro giambico ,che possedeva un ritmo molto simile al parlato, quindi veloce ed incalzante.(il giambo è un piede di tre tempi con ritmo ascendente formato da una sillaba breve ed una lunga. La più piccola unità di metro giambico è la dipodia;due dipodie danno luogo ad un dimetro giambico e tre ad un trimetro giambico ,verso usato da Menandro nelle sue commedie.
Il trocheo invece, da trocaios, cioè veloce, di tre tempi, costituito da una sillaba lunga ed una breve ;l’unità metrica dei versi trocaici consta anch’essa di due piedi :l’unione di due dipodie genera il dimetro).
Tuttavia la lingua latina d’età medio repubblicana ,povera di sequenze dattiliche e anapestiche non poteva accogliere, se non modificandoli, i versi greci.
Così nella versificazione giambico - trocaica latina arcaica si generalizza l’equivalenza breve = lunga, in gran parte degli elementi che erano da considerarsi teoricamente brevi e si ricorre(vedi Plauto)alla correctio iambica,ossia a quella possibilità di utilizzare la sequenza breve –lunga in luogo di quella breve - breve in determinate condizioni metriche.
I dialoghi delle commedie palliate vengono però scritti in senari giambici, cioè versi di sei piedi giambici equivalenti ai trimetri giambici greci, con la cesura del terzo piede e talvolta del quarto.
Regole molto strette vincolano anche gli altri due elementi del trimetro giambico: il penultimo elemento è realizzato da una sillaba breve; inoltre se questi due elementi costituiscono una sillaba(mòdò),allora necessariamente il quartultimo elemento è realizzato ,da una lunga o da due brevi. Frequente nella poesia comica arcaica è anche l’uso del tetrametro catalettico, che viene tuttavia anch’esso trasformato ,come già era accaduto al trimetro giambico ,diventando verso settenario catalettico ,con la dieresi alla fine del quarto piede.
Nei canti lirici(cantica),comuni in Plauto, vi è maggiore varietà: essi sono scritti in giambi, trochei, anapesti, bacchei, mescolanze occasionali di coriambi, gliconei e ionici di chiara matrice lirica ellenistica.
La trasformazione del trimetro greco in senario in senario e del tetrametro catalettico in settenario è un atto di libertà a cui corrisponde tuttavia l’introduzione di leggi molto rigide nell’ambito della metrica verbale che riguarda le parti recitate ,i diverbia.
Tali norme restringono le possibilità combinatorie delle quantità delle sillabe e delle parole usate.
Un analogo fenomeno si verifica sul piano musicale e dei metri ad esso connessi .
Se in origine nel corpo delle commedie comparivano solo, alternandosi ,trimetri giambici recitati e versi più lunghi recitati con accompagnamento musicale di flauti ,in Plauto troviamo in abbondanza parti musicate e cantate, che articolano la successione delle scene, strutturate in sistemi a versi lunghi come ottonari giambici e trocaici, ma anche settenari e ottonari anapestici , a cui si alternano versi più brevi, sia giambici che trocaici. Con l’uso essenziale del canto e della musica, Plauto attua così la trasformazione della commedia in “opera buffa” ,mista di lirica ebbrezza e gaiezza di movimento.
Probabilmente la trasformazione della metrica greca è dovuta all’influsso del teatro comico siceliota e italiota,più libero di quello attico; ma non è escluso il diretto influsso della pratica teatrale greca di età ellenistica .
GIAMBO: piede della poesia greca e composto di una sillaba breve e di una lunga. La dipodia è la più piccola unità di metro giambico (formata dall’alternanza due volte ripetuta di breve/lunga),due dipodie formano il dimetro giambico ,e tre il trimetro.
TROCHEO: piede della prosodia greca e latina, formato da due sillabe, una lunga e una breve. L’unità metrica trocaica è composta da due piedi, che alternano lunga a breve. Due piedi formano il dimetro trocaico.
CATALETTICO: verso greco o latino a cui manca l’ultima sillaba.
ANAPESTICO: verso greco o latino formato da anapesti, i quali sono formati da due sillabe brevi e una lunga.