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Il MIMO


Il mimo consisteva in un’azione drammatica di breve durata, avente carattere principalmente macchiettistico e caricaturale. Era particolarmente diffuso tra i Siracusani e i Tarentinie; non stupisce perciò che i soldati romani avessero imparato a conoscerlo e ad apprezzarlo specialmente durante la guerra di Pirro I e la guerra punica.In alcuni casi,esso si trasformava in uno spettacolo “composito” vero e proprio,anche se la sua parte principale,"istintiva" era costituita piu’ propriamente dal “gesto”.Inoltre pare che esistessero vari tipi di mimo:
-Hypothèsesis: quando avevano una trama precisa;
-Paigna: quando invece consistevano in esercizi di destrezza,da giocolieri,in danze ecc... (sempre di carattere molto molto libero e licenzioso.
Tuttavia non è possibile ricostruirne con esattezza,in prospettiva storica,la fase e la forma originarie.
L’elemento di maggiore differenziazione rispetto,per esempio all’atellana,sembra consistere nel fatto che proprio per rimanere nell’imitazione della vita reale,esso ignorava l’uso delle maschere e di calzature speciali e ricorreva ad interpreti di sesso femminile per i personaggi appunto femminili(nelle altre interpretazioni gli attori di sesso maschile si mascheravano da donne).Questi due tratti caratterizzanti necessitano di puntualizzazioni: riguardo al primo c’è da dire che, nonostante gli attori recitassero a viso scoperto erano facilmente riconoscibili grazie al loro abbigliamento fisso e stabile che li riconduceva a personaggi “fissi”.
Riguardo il secondo tratto c’è da dire che la presenza femminile sul palco condusse ben presto alla degenerazione di questa rappresentazione verso forme sceniche in cui il ruolo principale era giocato dall’esibizione del nudo femminile,soprattutto nei LUDI FLORALES,che costituiva,a suon di fischi e applausi,il culmine di questi spettacoli(non a caso queste “attrici”venivano arruolate tra le meretrices,ossia donne di facili costumi…).
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L'ATELLANEA


In un’età più antica rispetto ai fescennini anche se con una maggiore consapevolezza artistica e un maggiore livello tecnico si sviluppò la farsa osca o atellana.
L’atellana prende il suo nome dalla città in cui si sviluppò questo genere teatrale : la città osca di Atella.
Ancora oggi non si conoscono con precisione i periodi di rappresentazione delle atellane ma si pensa che fossero rappresentate durante le Quinquartuus e durante i Saturnalia ,inizialmente solo ad Atella poi, grazie al successo ottenuto, in tutta l’Italia.
La principale caratteristica dell’atellana era la presenza di personaggi fissi, rappresentati con maschere. Non se ne conosce una lista ufficiale ma ne sono stati individuati cinque principali: il maccus (lo scemo o il ghiottone),il pappus(il vecchio rincitrullito), il bucco (il chiacchierone),il dossenus (il gobbo) e il manducus (l’orco).
In epoca preletteraria per la rappresentazione dell’atellana non ci si basava su un testo scritto ma sulla capacità di improvvisazione degli attori(che comunque avevano un repertorio fisso di battute) che conoscevano solo a grandi linee la trama. Solo durante il primo secolo questo tipo di rappresentazione assunse caratteristiche letterarie, questo probabilmente a opera di Lucio Pomponio che introdusse un canovaccio su cui basarsi.
Il linguaggio dell’atellana era un linguaggio volgare molto spesso anche osceno e vicino al sermo rusticus.
La rappresentazione consisteva nello scherno di alcune categorie sociali come il quella contadina dei forestieri oppure di particolari personaggi come il vecchio sciocco, il ghiotto, il gobbo ecc.; ma anche i vizi dell’uomo comune in generale.
La satira dei personaggi era all’insegna dell’oscenità ma molto spesso, unita alla sessualità, diventava oscenità.
L’oscenità aveva all’interno dell’atellana un peso molto rilevante. Proprio questa grande rilevanza ci ha portato a pensare che l’oscenità non avesse all’interno della rappresentazione solo la funzione di suscitare il riso.
Recenti teorie infatti collocano l’origine dell’atellana ,come quella di molte farse meridionali, ad riti della fecondazione.
La volgarità e l’oscenità inoltre non furono la caratteristica principale di questa rappresentazione solo in età preletteraria ma furono mantenuti anche in età letteraria.
Lucio Pomponio, originario di Bonomia l’odierna Bologna fu autore di numerose atellane fra cui troviamo: il citharista, l’auctoritas, il maialis e il pappus praeteritus.
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I FESCENNINI


Sull’origine del nome , Festo ci offre due interpretazioni: la prima collega i Fescennini con la città Etrusca Fescennium, infatti era tradizione collegare il nome della forma di spettacolo con il nome della città d’origine (vedi le Atellane da Atella).
La seconda interpretazione, invece, collega il nome alla parola Fascium(malocchio), ponendo l’accento sulla funzione apotropaica del rito , cioè gli insulti e queste esibizioni fungevano da scaccia-malocchio.
I Fescennini sono delle opere preletterarie tipicamente popolari.
La maggior parte delle produzioni, di cui non ci rimane niente se non qualche frammento, sono anonime.
Esse sono la più antica forma di arte drammatica presso i Romani e sono una sorta di farsa campagnola in cui ci si affida all’improvvisazione, dove ci si scambiano insulti anche volgari.
I contadini, dice Orazio nella II epistola, dopo aver messo il raccolto al sicuro, festeggiavano prima offrendo doni agli dei, poi rappresentando questa forma di divertimento.
All’inizio questi tipi di scherzi erano inoffensivi, in seguito però venivano attaccate le persone più in vista.
Successivamente fu emanata la “Fescennina licentia” che ridimensionava l’asprezza e la violenza di queste rappresentazioni.
I Fescennini nel 364, quando questi racconti vennero rappresentati dagli attori etruschi, erano già diffusi in Italia.
Stando a Livio, le cerimonie iniziali erano le occasioni più propizie in cui rappresentare i Fescennini; in seguito vennero rappresentati anche nei matrimoni di persone illustri e durante i trionfi dei generali.
Si potevano distinguere due tipi di Fescennini: quelli inscenati (vere e proprie rappresentazioni) e quelli liberi (matrimoni, trionfi e feste contadine).
In età imperiale rimasero solo i Fescennini liberi.
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