Esempi di Teatri Romani Il teatro di Marcello Il teatro di Brescia Il teatro di Fiesole Il teatro di Pompei Il teatro di Leptis Magna Il teatro di Sagunto Il teatro di Trieste Archi e volte Altre immagini Indietro Pagina iniziale
Fu inaugurato nell’11 a.C.. Lo fece costruire Augusto per onorare il nipote Marcello, morto nel 23 a.C..
Nel teatro Marcello tre ordini si succedono in altezza: dal tuscanico, più massiccio, allo ionico e al corinzio, più leggeri e slanciati.
La progressione è logica perché, salendo, i carichi diminuiscono; ma la diversità delle forze portanti dei vari ordini non corrisponde certamente alla diversità reale dei pesi.
Più che all’entità oggettiva delle forze si bada al loro effetto figurativo: la successione degli ordini, a ciascuno dei quali è legata l’idea di una maggiore o minor forza di sostegno, rappresenta più che non realizzi il gioco delle forze costruttive.
Ritorna, nel teatro Marcello, ripetendosi in altezza e in estensione l’elemento- base della Basilica Giulia: l’arco sostenuto dai pilastri a cui sono addossate mezze colonne.
E’ un elemento nettamente plastico, perché risolve l’equilibrio delle forze di peso e di spinta nel contrapposto tra il vuoto dell’arco e la sporgenza delle colonne; e, perché risultante da un’equilibrata composizione di forze, assume il senso e la funzione di una membratura articolante.
Come eserciti questa funzione si vede nella grande parete curva, a cui il ripetersi di quella membratura dà valore di massa articolata o strutturata.
Il teatro accoglieva oltre 10.000 spettatori e perciò era il più grande di Roma.
Nella metà destra appaiono le strutture di sostegno con disposizione radiale e gli ambulacri.
La sovrapposizione degli ordini.
Il sistema architettonico greco della trabeazione sostenuta da colonne, si accoppia nella costruzione romana al sistema di robusti pilastri sostenenti archi a tutto sesto, in modo che le colonne rimangono incassate nel muro come nelle pareti dei templi pseudoperipteri greci.
Quando l’edificio è a diversi piani, i vari ordini architettonici vengono sovrapposti con questa successione: il toscano o il dorico, per le forme più robuste, al primo piano; lo jonico, più gentile, al secondo; il corinzio, più delicato ed elegante, al terzo, e spesso anche al quarto.
Nel quarto piano dell’anfiteatro Flavio o Colosseo, invece delle colonne vi sono pilastri poco sporgenti: così meglio risulta l’alleggerimento della costruzione dal basso all’alto. Nei due piani che rimangono del teatro di Marcello, disegnati in questa tavola, il dorico è al primo e lo jonico al secondo. Doveva esservi certamente un terzo piano, ove avrà figurato l’ordine corinzio.
Torna su
Brescia, come tutte le città romane di una certa importanza, aveva un teatro.
In base agli scavi archeologici, il teatro di Brescia è risultato essere uno dei teatri più grandi dell'Italia settentrionale.
Il teatro era, infatti, in grado di contenere 15000 spettatori.
Questa struttura venne costruita lungo la pendice del colle Cidneo ed era sostenuta da costruzioni in muratura.
All'interno del teatro si possono distinguere la Cavea e la Scena.
La cavea era la gradinata semicircolare dove sedevano gli spettatori, che si divideva in gradinata bassa, media e alta.
Al suo interno troviamo dei corridoi anulari, che consentono di arrivare alle varie cavee grazie ad aperture chiamate "vomitoria".
Le rappresentazioni si svolgevano sul palco, di fronte ad un muro di fondo, che era formato da tre nicchie curvilinee:
- quella centrale si chiamava Porta Regia ed era la porta principale, più grande;
- le altre due porte, chiamate "hospitales", erano laterali.
La parte anteriore del teatro doveva essere costruita su più livelli con colonne; i marmi erano policromi, cioè a più colori, anche se per lo più venivano usate pietre di Botticino.
Gli accessi principali erano due: oggi il meglio conservato è l'occidentale.
Torna su
Il teatro venne costruito verso la fine del I secolo a.C. adoperando la pietra ricavata dallo scavo del pendio roccioso sul quale vennero progressivamente poggiandosi sulle gradinate.
Dalla caratteristica forma circolare, è costituito da tre parti fondamentali.
La parte alta si è conservata solo in minima entità.
Attraverso passaggi, costituiti da quattro lastroni, si accedeva alla galleria (crypta) coperta da una volta che sosteneva o un porticato o un altro ordine di posti.
Da essa si accedeva alle gradinate vere e proprie.
La parte centrale (cavea) è originale solo nel lato destro mentre tutto quello sinistro è ricostruito; l'afflusso del pubblico era facilitato da strette scalette che dividevano le gradinate in quattro cunei.
Uno spazio separava la cavea dall'orchestra che accoglieva, su seggi marmorei riccamente decorati, i personaggi più illustri della città e gli ospiti di riguardo.
Purtroppo oggi non rimangono più tracce dei mosaici che, rivestivano il pavimento dell'orchestra. A sinistra e a destra sono visibili le costruzioni a volta che servivano all'accesso del pubblico proveniente dal basso.
Sopra questi passaggi erano posti altri posti distinti.
La parte inferiore era quella propriamente dedicata alla rappresentazione: è costituita dal vero e proprio proscenio delimitato, sulla parte anteriore, da un muro con nicchia centrale (pulpitum) e, sul retro, da quello della scena.
Di quest'ultima, che aveva in origine un'altezza uguale a quella della parte alta del teatro, non rimane niente: sono, però, in corso studi e ipotesi di ricostruzione sulla base dei pochi elementi mantenuti.
Nella scena si aprono le tre porte per l'ingresso degli attori.
Ai lati del proscenio sono altri passaggi coperti a volta e ambienti interpretabili come magazzini.
Torna su
Fu eretto in parte appoggiandone la cavea al pendio, in parte terrazzando con muraglioni dal lato verso la Via Stabiana.
In questa prima fase la cavea, forse a gradini di calcare, contenuta da muraglioni di analemma e pilastri di rinforzo in opera incerta, era più corta di quella successiva di almeno dodici metri e priva della summa cavea.
La scena, più semplice di quella posteriore, forse a livello stesso dell’orchestra, aveva la fronte rettilinea con due avancorpi laterali (paraskenia) trapezoidali, cinque porte e uno stretto edificio scenico a corridoio.
L’edificio teatrale era integrato, oltre la scena, da un piccolo cortile porticato e, ancora più a sud da un grande portico (appunto la porticus pone scaenam), uno schema di chiara ispirazione ellenistica, che diverrà poi canonico in tutti i teatri romani.
Di forma quadrangolare munito di grandi cisterne sotterranee ove si canalizzava anche l’acqua raccolta dal grande imbuto della cavea, questo portico, eretto verso la fine del II o i primi anni del I secolo a.C., era costituito da un colonnato ad un solo ordine di stile dorico con il terzo inferiore non scanalato; la sua funzione era di far da disimpegno per la grande massa di pubblico, alcune migliaia di persone, che venivano al teatro e, nei giorni non di spettacolo, di fungere da piazza porticata.
Sulla Via Stabiana si apriva l’ingresso principale del teatro, un piccolo propylon con tre gradini e tre colonne ioniche di tufo, mentre l’accesso alla terrazza soprastante del santuario era reso possibile da una larga e scenografica scala posta su archi rampanti nell’angolo nord- occidentale.
Torna su
Il sito archeologico di Leptis Magna, antica città romana della provincia dell'Africa proconsolare, è situato sulla costa mediterranea della Libia, a est di Tripoli.
Grazie al clima secco e desertico della regione molti dei suoi edifici pubblici, eretti in gran parte sotto Settimio Severo, si sono conservati.
Il teatro, risalente all'epoca di Augusto, fu costruito da un nobile cartaginese e inaugurato tra l'1 e il 2 d.C. .
Torna su
Veduta della città spagnola di Sagunto; in primo piano è visibile una parte del teatro romano.
Situata nella regione autonoma di Valencia, Sagunto ha origini antiche: fu fondata dai greci su un antico sito degli iberi e si alleò in seguito con Roma; la sua conquista da parte del generale cartaginese Annibale fu determinante per lo scoppio della seconda guerra punica.
Oltre al teatro, a Sagunto si trovano i resti di un circo e di una necropoli di epoca romana, e un interessante museo archeologico.
Torna su
Veduta del teatro romano di Trieste, situato ai piedi del colle di San Giusto e risalente al I secolo a.C. .
Fu costruito in muratura, sfruttando la lieve pendenza del terreno.
Il complesso, che è stato scoperto negli anni Trenta, era originariamente ornato da statue che ora sono custodite al Museo Civico.
Torna su
A) Arco piatto o piattabanda.- Costruzione per piccoli vani, invece dell’architrave di un solo pezzo.
B) Arco a pieno centro o a tutto sesto. - Elemento architettonico formato da mezza circonferenza.
C) Volta a botte o semicilindrica. - Composta con pietre a cuneo affiancate : ricopre uno spazio quadrato o rettangolare.
D) Volta a crociera o a lunette. - E’ formata dall’intersezione di due volte a botte perpendicolari fra loro.
Le linee di inserzione che si incrociano costituiscono la crociera; le volte intermedie risultanti si chiamano volte a lunetta.
A) Volta a nicchia. E’ quella formata da un quarto di sfera vuota che ricopre una nicchia a base semicircolare.>br>
B) Volta a catino. E’ mezza sfera vuota.
C) Doppio arco di-ritto o piattabanda. In mattoni collocati a cuneo.
D) Arco diritto o piattabanda. In mattoni, con arco superiore che ne scarica il peso.
E) Altra soluzione statica dell’arco diritto scaricato da un arco tondo.
F) Archi tondi paralleli intrecciati a controspinta.
Torna su