Il Teatro Romano
La parola qeatron, derivata quasi sicuramente dal verbo qeaomai ("guardo, sono spettatore) indicò in origine la massa degli spettatori e, solo più tardi, il luogo in cui essi convenivano per assistere alle rappresentazioni, ma con il IV sec. a.C. indicò prevalentemente l'area destinata agli spettacoli.
Le parti principali del teatro sono: l'orchstra = "orchestra" (da orkeomai "danzare"), il koilon = "cavea", la skhnh = "scena".
L'orchestra è lo spazio circolare, trapezoidale o poligonale, dove si svolgono le danze del coro e che è situato dinanzi alla cavea.
In età storica ha forma semicircolare verso i sedili, cioè verso la collina alla quale generalmente si appoggia la cavea, ed è delimitata da un canale per il deflusso delle acque che scendono dalla cavea, coperto di lastre per permettere l'accesso ai sedili, chiamato euripo.
La forma comune dell'orchestra greca è di poco più di un semicerchio delimitato da una fila di sedili d'onore. Il piano dell'orchestra era quasi sicuramente di terra battuta.
Al di sotto dell'orchestra, talora, vi erano dei passaggi destinati a scopi scenografici oppure con funzioni idriche.
Ai lati dell'orchestra c'erano due accessi laterali compresi tra le ali della cavea e la scena, detti parodoi oppure eisodoi. Questi passaggi servivano, in età classica, non soltanto per gli spettatori che raggiungevano i sedili, ma anche per gli attori che recitavano dinanzi al fondale scenico e per il coro.
Secondo Polluce, dalla destra entravano gli attori provenienti dal centro, cioè dall'agora o dal porto, mentre dalla sinistra entravano i personaggi provenienti dall'esterno. Con la creazione del proscenio ellenistico, gli attori apparivano su questo dalla parti superiori della scena e non dalle parodoi.
Cavea: Secondo Vitruvio, la cavea del teatro greco doveva avere la forma di un semicerchio abbondante; secondo altre fonti, invece, le due ali laterali erano rettificate per consentire una visibilità migliore agli spettatori.
Vale la pena di segnalare anche la teoria di Anti che afferma che la cavea avesse forma trapezoidale.
La cavea è la parte destinata agli spettatori; in età classica è divisa in senso verticale in più settori da scalette che salgono dall'orchestra verso l'alto, verso la summa cavea o, in greco, l'epiqeatron; le scalette o klimakes dividono la cavea in settori detti kerkides o cunei; il diazoma, che è un corridoio tra i sedili, divide la cavea orizzontalmente in due e a volte in tre settori.
In età arcaica, lo spazio destinato ai sedili era occupato da banchi lignei detti ikria, che potevano servire sia per sedersi che per accrescere la visuale stando in piedi.
I sedili potevano anche essere in pietra ed allora erano costituiti, per la maggior parte, da un piano superiore su cui lo spettatore si siede e da un piano inferiore lievemente incavato sul quale si posano i piedi.
La proedria è la fila dei sedili d'onore che esisteva anche prima degli edifici teatrali nell'agora ed in genere negli edifici pubblici.
Quando i teatri vennero realizzati in pietra, anche la proedria fu costruita in sedili di pietra che possono classificarsi secondo una disposizione più o meno complicata, e cioè con l'appoggio per la schiena e le braccia, per la sola schiena ovvero in troni talora accoppiati o separati ovvero uniti con semplici banchi.
Questi sedili d'onore destinati soprattutto ai sacerdoti o ai personaggi ufficiali, in età romana vennero disposti addirittura nell'orchestra.
Scena : La parola scena è collegata al greco skia = "ombra", e significa originariamente un edificio privo di pareti stabili, una costruzione provvisoria tra cui sono tese reti o stoffe, o una tenda sorretta da pali lignei. Dato questo significato s'intende anche il carattere provvisorio che possiede la scena teatrale fin dall'inizio.
Essa nacque dalla necessità di delimitare un luogo per conservare i costumi e dove i coreuti potessero ritirarsi negli intervalli.
Quando la scena da elemento provvisorio assunse valore decorativo, già agli inizi del V sec. a.C. diventò una costruzione lignea con linee architettoniche.
Sembra che nelle prime tragedie eschilee la scena avesse l'aspetto di un altare ligneo molto alto, ma non c'era un tipo costante di scena.
La scenografia classica utilizzava accorgimenti tecnici per dare l'illusione di uno sfondo reale.
Oltre alle solite tre porte che sono l'elemento fisso della scena a partire dal VI sec. a.C. in poi, si ha la prova di alcuni accorgimenti scenici sin dalla fine del IV sec. a.C..
C'erano, infatti, delle ampie aperture (qurwmata) destinate ad essere occupate da tavole o pinakes, dipinti con elementi di paesaggio o false prospettive.
Altri importanti sistemi scenografici consistevano in pannelli mobili (scaena ductilis) che scorrevano su rotaie di pietra e che erano custoditi in una skenothkh, a fianco del proscenio.
I periaktoi, prismi girevoli, si trovavano ai lati della scena e fronteggiavano i parodoi, cioè gli accessi laterali.
Polluce descrive un altro sistema scenico: enkuklema che consisteva in piattaforme girevoli che servivano ad aprire, alla vista degli spettatori, l'interno delle case dove, per esempio, era avvenuto un assassinio.
Un altro meccanismo era quello utilizzato da Euripide: il "deus ex machina" era una specie di gru lignea destinata alle apparizioni divine dall'alto.
Quanto alle scene per le commedie, non esistevano dislivelli tra orchestra e scena e non esisteva una costruzione omogenea che costituiva la scena fissa.
Nei teatri dell'Italia meridionale la scena era formata da una bassa pedana con scala di accesso al centro o ai lati; talora c'era un tetto obliquo e spesso la parete di fondo aveva una finestra o due porte.
L'importanza di questa semplice impalcatura lignea sta nel fatto che, quando il dramma iniziò a perdere l'aspetto corale e si allontanò sempre di più dalla forma classica per assumere un carattere più moderno lontano dal mito e dalla primitiva ispirazione religiosa, anche l'edificio scenico venne innalzandosi e staccandosi dall'orchestra e dalla cavea. Solo così si può spiegare la nascita del proscenio ellenistico, cioè di quella pedana sostenuta da colonne e compresa entro parasceni sempre più schiacciati, sulla quale recitavano gli attori.
La parola proscenio che entra ormai a far parte della scenotecnica alessandrina, ha inizio intorno al 340 a.C..
Anche nel teatro ellenistico la scenografia continua ad evolversi secondo le più complesse leggi della prospettiva.
In età ellenistica, tutti i teatri già esistenti subirono modifiche notevoli nelle scene; in base alle piante di questi edifici si distinsero scene con proscenio chiuso senza portico, scene con proscenio a portico con colonne e con rampe, e scene con proscenio coi lati provvisori.
Nelle nuove costruzioni del tardo ellenismo il proscenio e l'edificio scenico diventarono veri e propri edifici monumentali con tre o cinque larghe aperture per i pannelli dipinti inseriti tra colonne e nicchie, i quali assunsero, nel succedersi dei diversi piani, un aspetto di prospettive pittoriche.
L'edificio fondamentale per la conoscenza del teatro greco è quello di Dioniso Eleutherios, situato sulla pendice meridionale dell'Acropoli e compreso all'interno del sacro temenos (recinto) di Dioniso.
Il primo elemento teatrale in questa zona, fino al 1935, si credeva fosse una orchestra semicircolare di 27 metri di diametro, con alcuni elementi di sostegno, che probabilmente erano mura di rinforzo per una strada che attraversava l'orchestra.
Circa alla fine del VI sec. fu costruito un edificio scenico che consisteva in una lunga costruzione rettangolare tangente all'orchestra; il muro verso l'orchestra serviva come sfondo alle rappresentazioni, mentre una larga porta centrale dava accesso a questo grande vano nel quale dovevano essere riposti i pali lignei che sostenevano le primitive impalcature per i sedili, i banchi per gli ospiti, i pannelli lignei per gli sfondi scenici davanti ai quali si recitava.
Forse c'era anche un secondo ingresso sul lato occidentale, mentre le parodoi erano in lieve pendio; di qui le espressioni di "salire" e "scendere" dalla scena.
Durante il V sec. a.C. questo edificio fu trasformato in un magazzino di materiale destinato alla scena, che diventò poi in età ellenistica un portico aperto verso la parte meridionale del temenos.
Orchestra: spazio circolare entro il quale era collocato il coro per cantare e danzare e corrisponde alla platea dei giorni nostri. Poteva misurare anche 24 metri di diametro ed era circondata da un cordolo di pietre alte 5 o 6 sopra il suolo.
Il pavimento anticamente era realizzato con terra indurita ed era denominato "conistra" ovvero "nostra arena".
Successivamente, in epoca romana, venne lastricato in marmo.
Nel mezzo si trovava "Timelè" l'area del Dio Dioniso.
Cavea: da un a lato dell'orchestra sorgevano le gradinate in pietra (sedili) a forma di semicerchio il cui centro era con centro nel centro dell'orchestra stessa dove erano seduti gli spettatori. Le gradinate erano scavate nelle colline dell'Acropoli e per questo motivo furono chiamate incavi o "cavea". I gradini erano alti circa 34 cm. e larghi 78.
Il primo gradino inferiore che delimitava la circonferenza dell'orchestra a guisa di parapetto era alto non più di un metro e venne definito con un nome greco "podium".
Nel teatro di Dioniso su questo gradino erano scolpite sedili o poltrone con braccioli decorati, riservati a magistrati o per le persone più importanti. Per rendere più agevole il flusso della gente che cercava il posto a sedere, a metà delle gradinate correva un gradino molto più largo degli altri (diazoma) greco = cintur
E come una cintura divideva la cavea in due sezioni o piani.
Nei teatri romani il "perizoma" corrisponde al Praecintio.
Affinchè il pubblico potesse salire o scendere comodamente da un gradino all'altro delle cave erano state ricavate a distanza uguale una dall'altra erano state ricavate piccole scalette. Quindi la cavea era divisibile in tanti spicchi detti "cer " dai greci e "cunei" dai latini. Le scalette erano larghe circa settanta cm. e gli scalini erano la metà dei gradoni.
Scena: s'intende l'edificio in muratura che sostiene le tende primitive e sorge di fronte alla cavea. Di forma quadrangolare, lunga 21 metri e larga circa 3 metri, è divisa in più locali in base alle esigenze di scena.
Alle due parti laterali, due ali di circa 3 metri, dette "parascene" alla scena "proscenio" equivalente del ns. palcoscenico ma più largo e meno profondo del nostro.
Il punto di mezzo del proscenio sul quale si disponevano gli attori era detto "Logeio" dai greci o "Bema" o "Pulmitum" dai latini.
La sfondo della scena rappresenta per lo più la facciata di un palazzo regio, aveva una porta regale che apre sul proscenio e delle porte laterali dette "forestieri" (hospitalia).
I parodi erano corridoi (ingressi in greco) attraverso i quali, il pubblico passava per salire sulle gradinate.
Agli inizi del V sec. a.C. l'orchestra si sposta verso l'interno del pendio dell'Acropoli e davanti alla scenoteca si costruirono un edificio scenico rettangolare con avancorpi o parasceni lignei di cui restano fondazioni in breccia e le parodoi laterali con mura di sostegno della cavea.
La trasformazione più importante del teatro si ha quando la scena da lignea diventa edificio stabile in pietra con parasceni laterali a due piani, e la cavea viene sistemata in tredici cunei attraverso delle scalette, mentre le parodoi si restringono in larghezza da otto a tre metri.
Probabilmente ciò avvenne in età periclea; nell'orchestra si delinea un anello in pietra e vengono costruiti i primi sedili della proedria.
All'epoca di Licurgo viene creata maggior distanza tra la scena e la cavea e l'orchestra assume la forma a ferro di cavallo mentre un canale viene sistemato intorno ad essa; si costituisce la proedria in marmo distanziata dal resto della cavea mentre i prasceni si abbassano ad un solo piano sul quale si accede dal piano superiore dell'edificio scenico ormai marmoreo; la scenoteca è trasformata in un portico e finisce la sua funzione di ripostiglio.
La scena licurgica corrisponde bene alla profonda trasformazione della tragedia attica in cui la funzione del coro è ormai cessata.
In età ellenistica piena, nel II sec. a.C. si trasformano la scena ed i parasceni; questi vengono schiacciati e la scena è costituita nella parte superiore da un portico a pilastri che si apre sul proscenio a colonne.
In epoca romana, nel 60-61 d.C. ad opera di Tiberio Claudio Novio, liberto neroniano, si costruisce una fronte scenica di tipo romano rivestita di marmo e si sistema il pavimento marmoreo dell'orchestra.
In età adrianea si allestisce una balaustra marmorea nell'orchestra.
Un altro teatro di grande importanza per la storia dell'edificio teatrale in genere è quello di Siracusa che è ricavato nella roccia: alla seconda del VI a.C. risalgono alcuni fori nella roccia a sud della fossa della scena nel lato occidentale che denoterebbero l'esistenza di un palco ligneo per rappresentazioni popolari.
Il teatro greco secondo Vitruvio deve rispondere a queste esigenze: non sorgere in luogo malsano, non essere rivolto a sud e non essere costruito in località piane.
L'importanza dell'acustica per il teatro è sottolineata da Vitruvio che ricorda i vasi bronzei di risonanza, hkeia vasi bronzei di risonanza che aiutavano la diffusione della voce.
Nell'antica Roma lo spettacolo e il divertimento sono parti integranti e importanti della vita pubblica.
Uno dei luoghi dove i Romani s'incontravano per trascorrere il tempo libero e per divertirsi è il teatro.
Non dobbiamo certo pensare al teatro come lo conosciamo noi oggi; infatti, i primissimi teatri erano costituiti da un palcoscenico di legno lungo e stretto, ma provvisorio, montato per l'occasione, e poi smontato al termine della rappresentazione. Veniva eretto nelle piazze e davanti ai templi; intorno a esso, gli spettatori assistevano in piedi agli spettacoli.
Sul palcoscenico si esibivano attori, musicisti e, secondo il tipo di spettacolo, poteva esserci anche il coro. Il palcoscenico era chiuso in fondo da una parete che aveva tre porte, attraverso le quali gli attori entravano e uscivano dalla scena.
La costruzione di un teatro in pietra fu intrapresa più volte nel corso del secondo secolo, ma fallì sempre, poiché, in quel periodo, il Senato era contrario alle rappresentazioni teatrali perché queste erano influenzate dalla cultura greca e quella greca non era gradita allo stato.
Fino al 55 a.c. Roma non ebbe un teatro in pietra.
Fu Pompeo che fece costruire il primo teatro in muratura con il pretesto che le gradinate del teatro dovevano costituire le scalinate d'accesso al nuovo tempio di Venere, fatto costruire da Pompeo stesso.
A differenza del teatro greco, il romano non ha necessariamente bisogno di un pendio cui appoggiare le gradinate; il pendio può essere sostituito da un alto muro esterno, quindi il teatro può essere costruito su qualsiasi terreno.
Il primo tentativo di teatro stabile in Roma risale al 179 a.C. quando fu costruito il theatrum et proscaenium ad Apollinis.
Dalle commedie plautine e terenziane si deduce l'esistenza di una scena con tre porte nel fondo di un fanum dove è necessario (ad esempio nell'Aularia), mentre davanti alle case era un vestibulum, cioè una specie di portichetto con colonne.
Per quanto riguarda la cavea, secondo Valerio Massimo, nel 154 a.C. si proibì di usare sedili per gli spettatori.
I primi teatri stabili del periodo romano sono quelli di Pompei; quello grande di tipo ellenistico con parodoi coperte , e quello piccolo, con cavea semicircolare.
La scena in età romana si trasforma in un fondo costituito da un'altissima parete decorata di colonne a più piani con nicchie rettangolari e semicircolari simmetricamente alternate; il podio o pulpitum è abbastanza basso e ha nicchie rettangolari e semicircolari con scalette di accesso all'orchestra.
L'idea di un palco sul quale si recita è essenzialmente italica ed è penetrata anche nella scena imperiale romana.
La scena diventa un elemento decorativo lontano dall'opera teatrale dovuto alla prevalenza delle rappresentazioni mimiche. In generale la scena della parte occidentale del mondo romano è chiusa sui fianchi, coperta da un breve tetto e legata alla cavea mediante sottopassaggi laterali che occupano le parodoi greche; vari sottopassaggi sono anche praticato sotto la cavea.
Nell'orchestra poi stavano i senatori e i personaggi ufficiali su file di sedili per lo più distinte da quelle comuni. L'orchestra era semicircolare come la cavea, la quale, secondo Vitruvio, doveva avere la stessa altezza della scena. La scena era chiusa da un sipario (aulaeum) che scendeva durante le rappresentazioni e saliva al termine di esse.
Si possono distinguere nel teatro occidentale romano tre tipi di scena:
a- il podio o pulpitum è decorato da nicchie e la parete di fondo della scena è diritta
b- il fondale scenico è costituito da un esedra semicircolare centrale con esedre rettangolari ai lati
c- il fondale scenico è animato da esedre rettangolari e semicircolari che alternativamente spezzano la parete
Il tipo orientale del teatro romano è costituito da un podio, più alto che nei teatri occidentali, e da un fondo scenico a parecchi piani, decorato di colonne, ma senza nicchie.
La terza varietà teatrale si trova nei teatri misti, cioè teatri-anfiteatri; essi nascono là dove l'esistenza di spettacoli gladiatori si fa più frequente di quella di spettacoli drammatici. La scena è a semplici vani rettangolari con vani laterali.
Una tettoia inclinata di legno, oltre a proteggere gli elementi della scena, serviva anche per trasmettere verso la cavea la voce degli attori; inoltre, per semplificare le voci, venivano posti sul palcoscenico vasi di bronzo o terracotta.
Le rappresentazioni teatrali erano gratuite e si svolgevano di giorno: il sipario si abbassava scomparendo nella fossa al bordo del palcoscenico ed iniziava la rappresentazione.
La situazione era molto diversa da quella attuale: infatti, alla luce del sole, nel teatro all'aperto, tutto l'edificio era visibile e quindi non si potevano creare effetti illusionistici.
Gli scenari variavano a seconda della rappresentazione: ci potevano essere porticati e templi, vedute di città, grotte con giardini, fontane, ecc.
Si usavano a volte anche macchine teatrali, come ad esempio, un gancio legato ad una carrucola, posto in alto alla scena, per mezzo del quale apparivano gli esseri volanti e gli dei; oppure si utilizzava una botola aperta nell'orchestra, con un passaggio che conduceva all'esterno, mediante il quale era possibile simulare apparizioni dell'oltretomba.
Molti teatri greci in età romana hanno subito trasformazioni profonde, sia nella scena che nella cavea; in quest'ultima la sistemazione di sedili per i personaggi ufficiali nell'orchestra, separati dal resto della cavea, talora mediante un muretto, porta alla soppressione delle file inferiori dei sedili, mentre il proscenio ellenistico viene trasfomato in un podio o addiruttura il podio si colloca davanti al proscenio, e si costruisce una parete di fondo della scena con prospetto architettonicamente decorato.
Le parodoi vengono chiuse da passaggi attraverso archi che collegano l'edificio scenico alla cavea, e nella cavea si sopprimono al centro alcune file di sedili per stabilire tribune speciali; l'orchestra poi è recinta di muri continui là dove si esige la creazione di naumachie e di spettacoli gladiatori o di belve.
Per la costruzione di un teatro romano Vitruvio afferma che si devono iscrivere in un cerchio quattro triangoli equilateri, i cui vertici toccano la circonferenza in dodici punti; la base del triangolo, il cui vertice tocca il centro della cavea corrisponde alla fronte della scena, mentre il diametro del cerchio dell'orchestra parallelo alla precedente base corrisponde al pulpitum.
L'orchestra è dunque semicircolare e la scena avanza fino a metà del cerchio citato.
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